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IL
Santuario del SS. Salvatore sorge sulla sommità del monte omonimo, a m.
954 di altitudine, in posizione dominante sulla Valle del Colore, quasi
a guardia di Mantella. E' un luogo indimenticabile, chiunque vi sosti in
meditazione si sente sospeso tra terra e cielo. Giustamente è stato
scritto: " Il Santuario è l' orgoglio di tutto il paese, che vi accorre
ogni anno in pellegrinaggio, ai 6 di agosto, ad adorare il suo
protettore. Tali e tanti i miracoli che si raccontano, tali prodigi, che
da ogni parte del vallo, e dai paesi limitrofi, si corre in
pellegrinaggio al Salvatore. guai chi si diffidasse! Mortella tutta gli
si leverebbe contro ". Le notizie che noi abbiamo circa la sua origine e
la sua storia sono avvolte nel fascino delle leggenda.
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Con ogni probabilità
però, sorgeva sulla sommità del monte al immemorabile una
cappella, il cui culto non è possibile identificare su basi documentali.
pur non esistendo alcuna documentazione storica, è molto verosimile che
le popolazioni dell' Alta Valle del Calore nel IX secolo abbiano
collocato su questo sperone roccioso, di primaria importanza strategica
una postazione di avvistamento che consente la segnalazione, attraverso
il cosiddetto telegrafo ottico ( segnalazione
" a specchio ", o
" di fumo ", durante il giorno, " a fiamma " durante la
notte ) dell' avanzata di eserciti ostili fra cui principalmente le
incursioni saracene, che costituivano l' incubo delle nostre popolazioni.
Il sultano Moforeg In Salem, il terribile Seodan, tentò non le sue
truppe di sopraffare Montella, senza riuscire a vincerla.
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Nella prima metà del 1500, la
chiesa dedica a San Salvatore in località Prati a nord di Montella
vicino Cassano, che esisteva già nel VII secolo, fu via via abbandonata
dalla popolazione li stanziata, che si trasferì nel casale della serra.
Va ricordato che nelle immediate adiacenze si ergeva l' antichissima
chiesa di San. Pietro Vecchio, sorta sopra i ruderi di un tempio pagano,
quando cominciava a diffondesi nella nostra valle il messaggio del
Cristianesimo, il quegli anni (500) , il Vescovo di Montella in
detta chiesa aveva la sua cattedra. la chiesetta del Salvatore in seguito
all' abbandono e all'incuria, "andò in rovina e la statua omonima
fu portata nella cappella di San Elia,nel pressi dell' antico Ponte del
Mulino. In seguito, fra il 1541 e il 1561, con ogni probabilità, la
statua fu trasferita nella cappella sulla vetta del monte. Monte e
cappella cosi presero il nome del Salvatore. Essendo stata estesa
dal pontefice Callisto !!! a tutta la chiesa la festa della
Trasfigurazione, in onore della SS. Trinità ed in ringraziamento per la
vittoria riportata nei pressi di Belgrado.
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Statua di Gesù giovinetto
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Nel 1799, durante il brevissimo periodo
della Repubblica Partenopea, il messaggio di libertà diffuso dalla
Francia provocò anche a Montella tumulti. Per evitare che le truppe
napoleoniche potessero requisire come bottino di guerra la campana
più grande, del peso di circa 18 quintali, i Montellesi furono
costretti a trasportarla in paese e collocarla sul campanile della Chiesa
Madre. La campana rimasta, invece, sul Santuario, nel 1849 si lesionò e,
con l' aggiunta di altro bronzo, ne fu fusa un'altra di circa 20 quintali
dai fratelli Marinelli di Agnone.E' quella che ora sta sul campanile e i
Montellesi considerano un privilegio di devozione suonare almeno una
volta all' anno la sacra campana. IL campanile costruito in pietra
lavorata del luogo, è del 1853.
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La campana di bronzo
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IL primo documento ufficiale che
menziona il SS. salvatole è un atto del notaio Bernardino Colleone dell'
11 novembre 1561. Infatti, nelle scritture del convento di San.
Francesco, si legge: "il quale svendé al Convento alcuni bisbigli
delle Malde alla Casta del SS. Salvatore". Si giunse cosi al
1779, l'anno della terribile arsura e carestia che imperversò sull'
Italia e la Spagna e fu per tutti i popoli cagione di pestilenza e di
atroci stenti. IL popolo, atterrito, volle ascendere e implorare grazia al
Salvatore, traendosi a piedi nudi dai sottostanti paesi sino alla vetta.
per impetrar misericordi. Tutta la campagna era assetata, dopodichè da
mesi e mesi non vi cadeva stilla di pioggia. Trecento sconsolati,
lavorando giorno e notte, benché affamati, trovarono nel divino soccorso
il potere di costruire la lunga strada di accesso dal fondo della valle
all'erto Santuario, e di costruire il novello Tempio con annesso
chiostro, quali, su per giù, si vedono oggi, per poi dotarlo di numerose
offerte votive, onde fu presto sovraccarico. Per dissetare intanto se e
le loro bestie, e poi tutte le persone di famiglia, che ogni di montavano
ad approvvigionarli, attinsero alla cisterna e, con infinita esultanza,
essi constatarono che di questa non vedevano mai fondo non solo, ma che
l'acqua vi montava sempre più alta e salutare. In queste stessi giorni,
sul cadere del maggio, piovve in abbondanza e la terra d' Irpinia,
riconsacrata alla sua pomposa fecondità, per manifesto volere del
Salvatore di tutte le genti, tornò un terribile anno di miseria e di
morte, a rigermogliare e a dare abbondanti
messi.
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La statua e l'altare |
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Da allora cominciarono ad affluire da
tutta l' Irpinia devoti e pellegrini ai piedi del trono di grazie
del SS. Salvatore. Poche sono le tracce dell' antica costruzione
primitiva. L'ingresso dell' attuale chiesa settecentesca è preceduto da
tre arcate con colonne che immettono in un piccolo atrio; da qui si
accede al Tempio e, già entrando, si è toccati da un'atmosfera di sacro
e silenzio che emoziona. La facciata, completamente ristrutturata nel
1979,si presenta molto semplice ed essenziale. L'interno, la croce greca
con cupola, sobrio ed armonico, trova il suo cuore palpitante nella
bellissima e celebre statua lignea policroma del 1715, situata sopra un
grazioso tronetto, che sostituti " la vecchia consunta del
. raffigurante il Salvatore del mondo che colpisce per un
serena e riposante umanità, per una espressione di cielo.
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Particolare della statua
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Di bellissima fattura è
l’altare
del 1789, opera di un “mastro” mormorio napoletano, vero gioiello,
in marmi policromi fusi armonicamente, e con al centro del paliotto
l’immagine a rilievo del Salvatore.
Molto belle sono anche le cinque vetrate artistiche che
rappresentano alcuni episodi del Vangelo e la Madonna della Neve.
ei 1995 è stato situato a sinistra entrando, il bel mosaico che
rappresenta la Trasfigurazione e che ricorda il gemellaggio tra il
Santuario e la Basilica del Tabor in Israele.
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Le vetrate artistiche |
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La porta centrale
d’ingresso, opera dello scultore P. Tarcisio Musto, fusa in bronzo con
sei formelle a bassorilievo raffiguranti la storia del Santuario, fu
inaugurata nel 1979 in occasione del secondo centenario degli avvenimenti
miracolosi.
Le altre due porte laterali, sempre in
bronzo, sono state modellate dallo scultore Antonio Manzi, nativo di
Montella, ma operante a Firenze. Rappresentano i momenti salienti
dell’opera di Redenzione: l’Annunciazione, la nascita di Cristo,
l’Ultima Cena e la Crocifissione.
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Una delle porte
bronzo |
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Mancherebbe la
Risurrezione di Cristo, ma in chiesa, nel Sacrario dei caduti in guerra,
si slancia, con volto gioioso, sprigionante una particolare luminosità,
il bel Gesù Risorto, pure questa opera del P. Tarcisio Musto risalente
al 1986. Dalle opere del più lontano passato ricordiamo che nel 1854
tutte le famiglie di Montella offrirono al loro protettore la corona
reale d'oro, lavorazione finissima di mastri orafi napoletani. Nel 1783,
durante i lavori di ampliamento della chiesa, i Montellesi vollero donare
al Santuario due campane che furono fuse sul sagrato antistante.
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Scultura bronzea di Cristo
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 IL
sisma
del 23 novembre 1980 danneggiò il Tempio, che è stato prontamente
ristrutturato e restaurato anche con i proventi delle offerte. In
preparazione del grande giubileo del terzo millennio il Santuario è stato
meta di innumerevoli pellegrinaggi, con il loro significato di conversione,
ritorno a Dio e alla preghiera." I santuari sparsi in tutto il
mondo", ha detto Giovanni Paolo II, "sono come le pietre miliari
poste a segnare i tempi del nostro itinerario sulla Terra: essi consentono
una pausa di ristoro nel viaggio, per ridarci la gioia e la sicurezza del
cammino, insieme con la forza di andare avanti, come le oasi nel deserto,
nate ad offrire acqua. Alte fonti Bibliografiche Domenico
Ciociola Notizie circa la chiesa del SS Salvatore,
Napoli 1873 Antonio Sarni, Le origini della chiesa SS. Salvatore di Montella |
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